Smart working, le novità in arrivo
24/02/2023

La regolamentazione del lavoro agile cambia ancora. Le novità riguardano sia i lavoratori del settore pubblico che del privato, ed entreranno in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto Milleproroghe.
Novità in vista per la regolamentazione dello smart working o lavoro agile. Nel privato sia i lavoratori fragili che i dipendenti con figli sotto i 14 anni avranno diritto a prestare l’attività lavorativa in smart working fino al 30 giugno. Si tratta del diritto a chiedere e ottenere lo smart working, i giorni effettivi sono rimessi alla contrattazione; stessa regola non vale per il settore pubblico nel quale la proroga al 30 giugno verrà applicata ai soli lavoratori fragili.
Lo smart working previsto dalle norme non significa necessariamente integrale lavoro da remoto, ma alternanza tra lavoro in presenza e lavoro da remoto; per le aziende rimane la procedura semplificata di invio delle comunicazioni. La norma ha una copertura di 16 milioni di euro e le novità entreranno in vigore a fine mese, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Milleproroghe.
Lo smart working nel nostro Paese si è diffuso con la pandemia, ed è diventato uno dei cardini per il work-life balance, ne avevamo parlato qui.
Con l’allentamento delle restrizioni legate all’emergenza pandemica, le aziende in Italia hanno gradualmente cominciato a richiamare i dipendenti in azienda, secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, dopo la pandemia si è ridotto infatti il numero di lavoratori in smart working, passando dagli oltre 4 milioni del 2021 a 3,6 milioni del 2022.
In questo periodo di forte inflazione e aumento dei costi dell’energia, per molte aziende e lavoratori lo smart working può rappresentare un risparmio. Uno studio dell’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano spiega come un’azienda che prevede due giorni di lavoro in remoto a settimana, riesce a risparmiare 500 euro annui a postazione; anche i dipendenti avrebbero dei risparmi, nello specifico nei costi di commuting, ovvero quelli legati ai costi per gli spostamenti per recarsi sul posto di lavoro, valutati dallo studio in circa 1000 euro, che diventano in realtà meno della metà, 400, compensati dai maggiori consumi domestici.
In generale però, finita l’emergenza, soprattutto nelle piccole e medie imprese si tende a preferire che i dipendenti tornino in presenza, nonostante ciò lo studio dell’Osservatorio prevede che il lavoro da remoto aumenterà durante quest’anno, spinto soprattutto dalle grandi imprese.
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