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Decreto Primo Maggio: niente welfare aziendale nella versione finale

Il welfare aziendale scompare dalla versione definitiva del Decreto Primo Maggio. Nelle bozze circolate nei giorni precedenti erano previste alcune novità rilevanti su questo fronte, ma tali misure non sono state incluse nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri. Il decreto si concentra invece su altri ambiti: incentivi all’occupazione, sostegno al reddito e interventi per regolare il mercato del lavoro. L’obiettivo dichiarato è contrastare il lavoro povero e migliorare la qualità dell’occupazione.

Uno dei pilastri del decreto riguarda gli incentivi alle assunzioni. Le imprese che assumono donne o giovani under 35 disoccupati da almeno 24 mesi possono beneficiare di un esonero contributivo per due anni. Gli sgravi risultano più consistenti per le aziende situate nelle Zone Economiche Speciali (ZES), ossia nelle aree economicamente più svantaggiate.

A queste misure sono destinati complessivamente 934 milioni di euro, di cui oltre la metà riservata all’occupazione giovanile, con una stima di circa 52.400 nuove assunzioni.

Un elemento chiave introdotto dal decreto è il concetto di “salario giusto”. Le agevolazioni sono infatti accessibili solo alle imprese che garantiscono ai lavoratori retribuzioni non inferiori ai minimi previsti dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni più rappresentative. L’intento è evitare fenomeni di dumping salariale e limitare l’uso di contratti con condizioni economiche troppo basse.

Il decreto interviene anche sul lavoro digitale, con particolare attenzione ai rider. Le nuove norme puntano a contrastare il cosiddetto “caporalato digitale” e a rafforzare le tutele dei lavoratori delle piattaforme.

Tra le misure previste figurano controlli più rigorosi sull’identità dei lavoratori, limiti nell’utilizzo degli account e possibili obblighi per le piattaforme in materia di sicurezza e diritti. Si tratta di un primo passo verso una regolamentazione più strutturata di un settore in forte espansione ma ancora caratterizzato da molte criticità.

Un’altra novità riguarda la promozione dell’equilibrio tra vita privata e lavoro. Il decreto introduce uno sgravio contributivo per le aziende che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, pubblicata nell’aprile 2026.

Questa certificazione fornisce linee guida per sviluppare politiche aziendali legate alla genitorialità, alle pari opportunità e al benessere organizzativo. Le imprese certificate possono ottenere un esonero dai contributi previdenziali fino all’1%, con un tetto massimo di 50.000 euro annui.

Nonostante le aspettative, il decreto non contiene alcuna misura sul welfare aziendale. Una scelta che lascia aperti numerosi interrogativi, considerando le molteplici aree su cui si potrebbe intervenire.

Tra le possibili azioni future si segnalano incentivi per i lavoratori caregiver, strumenti per il benessere fisico e psicologico (come check-up e coperture assicurative per la non autosufficienza) e una revisione della disciplina dei fringe benefit, la cui soglia di defiscalizzazione resta temporanea fino al 2027.

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