In Italia il welfare aziendale è spesso presente, ma raramente organizzato in modo efficace. È quanto emerge da una ricerca del Corporate Welfare Lab della Luiss Business School, realizzata su 600 imprese “in salute” e promossa da Edenred Italia. Il dato più significativo è che circa un’azienda su tre offre servizi e benefit ai dipendenti in maniera informale, senza un piano strutturato, perdendo così gran parte dei vantaggi potenziali.
Molte imprese mettono già a disposizione strumenti tipici del welfare aziendale, ma lo fanno in modo episodico e non sistematico. Tra i più diffusi figurano i buoni pasto (46% del campione), l’assistenza sanitaria (36%), la formazione continua (33%) e la flessibilità organizzativa (33%).
Tuttavia, proprio perché non inseriti in una strategia organica, questi strumenti incidono poco su aspetti chiave come efficienza fiscale, capacità di attrarre e trattenere talenti e produttività complessiva. In sostanza, il welfare esiste ma non viene pienamente sfruttato.
Le aziende che invece adottano un piano di welfare strutturato registrano performance nettamente migliori. In particolare, i dati mostrano un incremento medio del fatturato pari al +26,7% per le piccole imprese e al +29,8% per le medie.
A frenare lo sviluppo di politiche di welfare strutturate non sono tanto i costi – indicati solo dal 18% delle imprese – quanto fattori culturali e organizzativi. Tra questi spiccano una diversa scala di priorità (33%) e l’assenza di una visione di lungo periodo (22%).
Il welfare aziendale, se integrato correttamente nella gestione aziendale, può contribuire in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi, valorizzando al tempo stesso il ruolo centrale delle persone all’interno dell’impresa.




