La Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) rafforza il ruolo del welfare aziendale come leva per la competitività delle imprese e il benessere dei lavoratori. Tra le principali novità figurano l’innalzamento a 10 euro della soglia esentasse per i buoni pasto elettronici, la riduzione all’1% dell’imposta sostitutiva sui premi di risultato e l’aumento a 5.300 euro del limite di deducibilità per la previdenza complementare.
Misure che rendono il welfare ancora più conveniente, ma che rischiano di accentuare un divario già esistente tra le imprese che conoscono e utilizzano questi strumenti e quelle che, invece, non ne colgono le opportunità.
Secondo il report Imprenditore Sereno 2026, l’utilizzo degli strumenti digitali di welfare, come le gift card, è fortemente concentrato nel Nord Italia, dove si registra l’83% delle attivazioni. Il Centro si ferma al 10%, mentre il Sud rappresenta appena il 7%. A pesare non è soltanto il diverso livello di digitalizzazione, ma soprattutto la scarsa conoscenza delle agevolazioni disponibili: a livello nazionale il 35,9% degli imprenditori dichiara di non conoscere i vantaggi fiscali del welfare aziendale, percentuale che nel Mezzogiorno sale al 40,6%.
Il risultato è un paradosso: proprio nelle aree in cui gli incentivi potrebbero rappresentare un importante strumento di crescita e di sostegno alle imprese, la mancanza di informazioni e competenze ne limita l’efficacia.
Il rischio è quello di un progressivo ampliamento del divario competitivo tra territori. In un mercato del lavoro sempre più attento ai benefit aziendali, il welfare rappresenta infatti un fattore determinante anche per attrarre e trattenere i talenti. Secondo il report, il 71,6% dei lavoratori prenderebbe in considerazione un cambio di azienda sulla base del piano di welfare offerto dal datore di lavoro.
A frenare la diffusione del welfare non sono soltanto la scarsa conoscenza degli incentivi, ma anche una percezione ancora diffusa di complessità. Il 50,2% degli imprenditori teme che l’introduzione di un piano di welfare possa trasformarsi in un costo fisso e difficilmente sostenibile nel tempo, mentre il 44,9% considera la gestione amministrativa troppo complessa.
Queste criticità incidono soprattutto sulle piccole imprese, che rappresentano circa il 99% del tessuto produttivo italiano. Tra le aziende con meno di 50 dipendenti, infatti, solo il 17% ha attivato un piano di welfare volontario, a fronte del 75% delle imprese di medie e grandi dimensioni.
Il quadro evidenzia come il vero ostacolo alla diffusione del welfare aziendale non sia soltanto economico, ma anche culturale e informativo. Perché gli incentivi introdotti dalla normativa possano produrre effetti concreti sull’intero sistema produttivo, sarà necessario affiancarli a una maggiore attività di informazione e accompagnamento, in particolare nei territori e nelle imprese dove il welfare è ancora poco conosciuto.
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